07 Febbraio 2010

quelle maledette 5 ore che proprio non se ne vogliono andare.


5 ore.

Come quelle che passano smisuratamente nei giorni, l’una dopo l’altra non toccandosi mai, con la velocità che contengono, un bagaglio inespresso di emozioni che fa spazio solo a quell’accuratezza che tante volte noi chiamiamo ‘amicizia’.

Si,proprio un'amicizia,diluita in giornate chiarificatrici dove quel piccolo tassello che prima non vedevi,adesso è così presente.
E ti fa paura, tanta paura.
Guardando semplici frasi che non ti danno (più) quella fitta al cuore, le guardi inespressivamente,senza fare un cenno,senza dire una parola, vedendo come i fatti si concedono alla più completa e totale ilarità delle situazioni che vengono vissute (senza di te).

Arrabbiata.
E molto,molto di più.

Dico che sto bene, lo ripeto fino a farmi venire una nausea tale da ammetterlo alla fine.
Dico che sto bene, ma mi aspetto sempre che qualcosa possa accadere (ancora).
Dico che sto bene, e cerco di forviare accurate indagini (familiari) per il semplice fatto che la motivazione ormai è più che cristallina.
Dico che sto bene, essendo cosciente della scelta fatta. È giusto così.

E dico ancora che sto bene, anche se ci sono prove nella vita che devi affrontare,come immaginarti ad una stazione (priva di aspettative),inconcludente,e dire ‘cazzo,questa volta sarà tutto diverso’.
E la mente viaggia,veloce,come quel treno. Una settimana.

Viaggia,tra ciascun tassello (adesso mascherato di gioia), dove non esiste più una fermata,non esiste più quello (stupido) ma bellissimo abbraccio,non esiste più un resoconto della giornata,non esiste più quel modo di fare che mi piac(eva) tanto,quello che mi avvolgeva,e poi lontano esce da quella stanza.

Stesso golf, quanto avrei voluto toccarlo.
La sensazione era così vicina a quella che provavo un tempo, a quella che sentivo tanto tempo fa.

Per chi mi dice che (quasi) 4 mesi* sono pochi,
per chi mi dice che sta cercando di non dir frasi che mi fanno star male,
per chi non ricorda dove andremo,
e per chi è più consapevole che questo, (sempre) sarà il mio tallone d’achille*,
io rispondo:

dico che sto bene, ma per favore. Toglietemi quelle 5 ore* dinanzi agli occhi.

‘sai che stupidamente guardo ancora l’orologio? Conto ancora un certo fuso orario,conto ancora mezzogiorno ed un quarto, ed ancora le una e venti’.

Qualcosa di nuovo,c’è. *-*



 
31 Gennaio 2010

Ci credevi?


'È troppo tempo che sto sempre a parlare
e sento che mi perdo dietro ad un miraggio,
e sono stanco di riuscire a trovare giustificazioni per quello che faccio.
Ci sta un momento in cui perdo di vista *Tutti gli obbiettivi
e casco giù,
non voglio niente Solo un po’ di silenzio,
perdermi nel tempo che non c’è più.
E spero sempre che *TU riesca a capirmi.

Scappare senza dire niente, piuttosto pensa male di me.
Ho voglia solo di andare via,
ma non è il caso che adesso te la prendi con me.
Il tempo di pensare, tanto ritorno perchè il mio posto è qua.
Un giorno per scappare, tutto mi torna e mi nascondo fino a domani.
Tu non sai il tempo che ci penso.’

Pensare,scappare e anche confondersi in quelle che sono le ore che scandiscono il tempo. Tutto parte da una sera,
in cui non riuscivo a non guardarlo,era proprio lì fermo davanti a me,intatto,utilizzato ancora non molto ma intatto,come intatte erano quelle parole che mille volte avevo immaginato di dire,una *scossa, qualcosa che tramuti quel piccolo ma grande pensiero che divincolato in mezzo alla mia mente non (riesce) a farmi essere me stessa.

                                                      

Quando pronunci un *addio, le mani ti tremano,capovolgi il tuo mondo che prima credevi reale,e tutto intorno a te diventa così surreale che solo alla pronuncia di quell’ ‘l’ho fatto’,ti si paralizzano quelle dita con cui l’hai scritto.

Ci credevi?

A questa domanda, difficile dare una risposta.
Io. Istintiva e testarda, arrivo ad un punto (massimo) di saturazione in cui quella fatidica parola (doveva) essere pronunciata, ma a volte quell’istintività diventa così codarda da non riuscire a fare uscire quel suono,quel suono spento morto,deludente e si. Forse anche un po’ ambiguo.

Ci credevi?

Fino all’ultimo attimo in cui un giorno, avveniva un certo anniversario.cavolo.
Tutti questi anni passati,volati nella miriade di un tempo in cui siamo cresciute,in cui abbiamo avuto due vite parallele (apparentemente) diverse,e nello stesso momento abbiamo concepito un unico grande sentimento. Quello di volerci bene.
Ed in mezzo a quel grande giardino, me ne stavo proprio con *Te,quando mi tieni per mano,ed io mi ritraggo,a mò di ‘tartaruga’ come dico io.
Ma forse, nel mio caso, sarebbe meglio definire una scenetta tipica. ‘metto la testa sotto la sabbia’ per non vedere.
E quante volte (l’ho fatto).

Perché?

Ero Felice. Quella piccola f maiuscola che stava ad indicare quel momento della mia vita che adesso,non riesco a ricordare o forse mi impongo di non farlo,quella f che adesso fa spazio a quella D,così grande che alle volte dovrei mettermi in bella vista,per ricordare che quando distolgo la tua mano dalla mia è semplicemente perché non voglio farmi vedere.

Come quando *uno sguardo poggia sul mio, e proprio quello sguardo (dubitativo), mi fa avere mille interrogativi,il primo me lo pongo proprio in questo momento,quando vorrei sapere una risposta a quell’espressione che mi fa pensare,che mi fa supporre anche quando una scena proiettata diventa più satirica del solito.
Ed improvvisamente l’audio si ferma.
Quella voce continua a parlare,ma tu non l’ascolti,solo una piccola scena che viene proiettata nel tuo cinema mentale in cui sei tu. Proprio tu a cospetto di *quelle parole.

Fermo immagine.

 
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